C’è una strana dignità nella morte che devo ancora finire di focailizzare.
Come se l’andarsene fosse una momento chiave, che vada condiviso solo con qualcuno.

Non perché l’altro non lo meriti, ma perché il prescelto ha una lezione importante, fondamentale, da imparare.

Perché quel dolore, quella perdita che avviene tra le nostre braccia e che in un secondo sbriciola il nostro cuore come se fosse di pasta sfoglia, non avviene a caso, in un momento in cui non debba essere.

Avviene affinché la nostra esperienza con l’altro, se la nostra condivisione di vita comune non fosse stata già sufficiente, possa darci l’apice dell’apprendimento.

La lezione suprema: l’amore.

Vi rendete conto di quanto amore ci sia nel dolore di ogni perdita?

E allora, trasformiamolo.

Facciamolo nostro. 

L’affetto che ci ha lasciato oggi l’ha fatto per insegnarci qualcosa di fondamentale:
nessuno è riposizionabile, sostituibile, siamo tutti unici, per noi stessi, per gli altri.

E cazzo se conta.
E’ l’unica cosa che conta.
L’amore è l’unica cosa che conta.